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Regalami una storia: Cristina ed Explosion

Continuano le puntate di “Raccontami una storia”. È davvero bello vedere persone che mi affidano dei pezzi della loro vita, dei loro pensieri, e ogni volta sono commossa delle parole che pubblico su questo blog.

Stavolta è un racconto di Cristina. Cri è un’amica, di quelle con la A maiuscola, che conosco da quando avevamo 14 anni. Unite da una passione da nerd che ci ha portato a diventare amiche, compagne di avventura e a volte di sventura, custodi di reciproci segreti, con un tocco di totale follia. È la dimostrazione che l’amicizia non dipende da essere vicine, o da sentirsi tutti i giorni, e che ci sono persone che restano, sempre e comunque, parte di te.

Ma passiamo alla storia.

Questa storia parla di una passione che o la si capisce o non ha senso, per chi non l’ha mai vissuta. La passione per i cavalli, e per una cavalla in particolare.

“Che hai?”
“Niente, è che la cavalla non sta bene, ho la testa altrove”

E a questo punto, immancabilmente, il mio interlocutore mi guarda come se fossi un alieno.
Io controllo che non mi siano spuntate cose strane durante la notte – ho un brufolo in fronte? Delle antenne rosa? – poi offro un mezzo sorriso e aggiungo “Ma sì, non ti preoccupare”.
C’è anche chi prova, per educazione, a chiedere cos’ha la cavalla, ma so per esperienza che è meglio non dilungarsi con i Babbani. Poi ti guardano strano.
Alla fine mi sono risolta a chiamarli così, le persone che non montano a cavallo; Babbani, perché si perdono tutta la magia.
Senza connotazioni negative, eh, perché poi alla fine io cerco sempre di spiegarla, questa magia, questo amore grande.
Non mi piacciono troppo quelle persone che dicono: “se non hai provato non puoi capire”. Mi piace condividere, spiegare, e poi alla fine so anche di essere noiosa. Mi perdo in dettagli che la maggior parte delle volte entusiasmano solo me. Però poi mi ascoltano, e magari provano anche, ed io sono solo felice.
Oggi tocca a voi, quindi mi perdonerete. Colpa di Alessandra che mi ha chiesto di scrivere, quindi sapete con chi prendervela.

Cri e i cavalli
Questa è una storia di cui non ricordo bene l’inizio, a dire la verità. Ha molto a che fare con i sogni nei cassetti e nel coronarli 27 anni dopo. Parla del fatto che c’è sempre da imparare, e che l’umiltà è una gran cosa. Non parla di grandi successi e di cose meravigliose, però. Toglietevelo dalla testa! Non sono una che ha “vinto” o ottenuto riconoscimenti. Ho vinto la fiducia di Explosion, che mi segue senza lunghina per tutto il maneggio, e il nitrito di saluto di Viveur quando scendo dalla macchina.
Allora, per farla breve, da che mi ricordo ho sempre amato i cavalli. I miei nonni mi portavano a vederli liberi al prato quando avevo pochi anni, portandomi in giro per la campagna ferrarese sulla canna della bicicletta, d’estate.
Poi ho compiuto otto anni e ho montato a cavallo per la primissima volta. Non un pony, ma un cavallo altissimo su cui io ero veramente una nana. L’istruttore mi disse subito che ero portata e fece la mia rovina. In breve non volevo più solo vedere e montare a cavallo, ma ero affascinata da quel mondo di gare e concorsi. E dal salto. Non c’è niente come saltare.

Cri e i cavalli

Il cuore oltre l’ostacolo, si dice, ed è verissimo. Non so cosa ci sia in un salto; la difficoltà, l’adrenalina, l’ebbrezza. In ogni caso è una droga. Se mi sentisse il mio istruttore di adesso sarei in punizione per mesi!

Niente salti fino a che non provi nulla, solo tranquillità, controllo e organizzazione.
Questo è un altro argomento fondamentale: l’istruttore. Il signore che mi ha insegnato da piccola è stato un riferimento e ha lasciato il segno. Il mio istruttore di adesso, Fabrizio, ha la mia stessa età e la capacità misteriosa di farmi sentire ancora dodicenne, anche se di anni ne ho 36, sono sposata e faccio il medico rianimatore. Fabrizio insegna nel vero senso della parola; non solo a montare a cavallo, ma insegna che non bisogna stare con le mani in mano, che il lavoro di squadra è fondamentale, che nessuno è troppo in alto per un lavoro umile. Che bisogna fare sempre attenzione a se stessi, e criticarsi, perché la realtà è che c’è sempre da imparare. Fabrizio mi piace. Quando siamo in gara unisce tutta la scuderia, ragazzi, genitori, ospiti. Tutti insieme, tutti compatti perché chi deve scendere in campo in quel momento possa fare il risultato migliore possibile.

Cri e i cavalli

Se applichi questo principio all’educazione di un ragazzino è una gran cosa. Non che mi interessi, di figli non ne ho. Però se ne avessi vorrei che imparassero a prendersi cura di questi animali così complessi e diversi da noi. In natura il cavallo è preda, noi siamo predatori. Per parlare lo stesso linguaggio, per ottenere la fiducia, ci vuole pazienza, attenzione, considerazione. L’apertura mentale per capire le necessità di qualcuno che non può spiegarsi a parole, e che dipende in tutto da te.
L’equitazione è molto di più che stare seduti in sella e cercare di far fare al cavallo quello che vuoi tu.
Io di gare ne faccio poche. E piccole.

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I miei genitori non mi hanno mai comprato un cavallo, anzi, ho lottato per anni per riuscire ad andare a lezione una singola volta a settimana. Mia madre aveva paura e cercava di trasmettermela, grazie tante. A mio padre sembrava futile e poco interessante.
Così a 18 anni ho smesso, perché alla fine era davvero difficile in quelle condizioni.
Mi è sempre rimasto dentro. Poi c’è stata l’università, la specializzazione, i tirocini in cui arrivavo a casa alle 10 di sera e ricominciavo la mattina dopo alle 8. La malattia di mia madre. Il tempo è passato, 18 anni da quando ho smesso a quando ho ricominciato. Ma non ho mai smesso di pensarci e mi faceva un po’ male il cuore ogni volta che vedevo un concorso in televisione, o un maneggio lungo la strada. Così un giorno ho fatto le mie visite mediche e ho ricominciato.
All’inizio era difficilissimo. Dovevo chiedere tutto, anche la cosa più semplice. Non ricordavo nulla, il mio corpo non voleva capire neanche i movimenti basilari. Andavo a casa sentendomi una deficiente completa.
Una bella differenza dal medico in carriera che sono nel resto della giornata.
Però ci ho creduto e con una buona dose di testardaggine – e di costanza – piano piano le cose sono andate meglio. Ho iniziato a mettere insieme i pezzi del puzzle. Poi, circa un anno dopo, è arrivata lei: Explosion de Guldenboom, 14 anni, alta, baia, sguardo preoccupato.
Non è stato amore a prima vista.
Lei scostante, ansiosa, io apprezzavo che mantenesse le distanze. Non mi piacciono troppo quei cavalli che ti vengono addosso in cerca di coccole. Non si rendono conto di essere cuccioli di 700kg, e non sanno neanche quanto noi si sia fragili rispetto a loro. Ne riparliamo la volta che uno di loro vi sale per sbaglio su un piede con tanto di zoccolo ferrato. Io non bestemmio ma, cavolo, in quei casi verrebbe voglia.
Le distanze, e il rispetto dello spazio personale. Ricordatevelo, se mai montaste a cavallo.
Comunque Explosion costava la cifra giusta – non iniziamo neanche a parlare di soldi, per carità – ed era sana, ragionevolmente equilibrata e… Beh, dopo un mese di pensieri e trattative l’ho portata a casa con me. Non sto a raccontarvi l’emozione, vi dico solo: a 35 anni ho realizzato un sogno che avevo dall’età di 8 anni.

Cri e i cavalli

Lei non era facile. Ansiosa, sussultava per qualsiasi rumore. Io avevo pazienza e canticchiavo per calmarla, sottovoce, mentre mi occupavo di lei. Non ho mai fatto avvicinare un groom, l’ho sempre preparata e pulita io. Cercavo un dialogo, un legame. Lei era sempre tesa, quel primo mese, correva troppo verso i salti e scartava per nulla. Dicevano che era troppo “calda”, che bisognava cambiare imboccatura con qualcosa di più forte. Ma avete presente avere un ferro freddo che preme sulle gengive? Fa male. Io, pur ignorante, non ero tanto convinta che farle male fosse la strada giusta. Cercavo di trasmetterle una calma che non provavo, perché anche io mi preoccupavo quando mi scappava di mano o quando correva troppo. Però ho pensato: sei mia, siamo un binomio. Dobbiamo affrontare le cose insieme, non ha senso altrimenti.

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Poi è andata a finire che sono io ad essere sua e non il contrario, ma questo è un altro discorso. Dovreste vedere come ha guardato male il nuovo arrivato in famiglia, Viveur, quando glielo abbiamo messo nel box a fianco. Adesso vanno d’accordo, lei lo tollera – il massimo che potevo aspettarmi – e lui la adora – l’avrà scambiata per la sua mamma – ma il primo giorno avevo dei seri dubbi.

Ma torniamo agli inizi. Io attenta, lei sempre più rilassata. Cercavo di capire, e lei ricambiava l’attenzione. Mi dava soddisfazione solo vederle fare una piccola cosa di cui la settimana prima aveva paura.

Cri e i cavalli
A Novembre siamo andate in gara per la prima volta. Una cosa piccola, 9 ostacoli da 80 cm, ed è andata bene. Non significa che siamo state le migliori, ma solo che lei non è scappata, si è fidata di me. Ed io ho coronato un altro piccolo sogno, di andare in gara – immaginate che figo, con i pantaloni bianchi e la giacca blu, come desideravo da quando ero piccola. Come vedete non è una grande vittoria, è una cosa piccola. Io non so nulla, ho tutto da imparare, e cerco di imprimermelo bene in mente ogni giorno.
Andremo in gara ancora perché mi diverto, e perché vedo che a lei non pesa. Cambia la prospettiva, in un binomio, o meglio dovrebbe cambiare. Ci sono poi le persone che vedono i cavalli come motociclette da corsa e se ne infischiano di loro, importano solo i risultati. Ognuno fa quello che preferisce e non sarò io a fare la morale.
Qualsiasi cosa si faccia, però, dalle passeggiate, alla monta western, al dressage, al salto ostacoli, i cavalli ti insegnano e ti cambiano.
Per fortuna quasi sempre in meglio.

 

Riding a horse quote

Regalami una storia

Le puntate di “Regalami una Storia

  1. Jess e Logan
  2. Margherita e #finchelavespava

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