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Quattro anni dopo

Quattro anni fa ero sola e spaventata e temevo che la mia vita di prima non sarebbe più tornata.

Una bimba piccolina, chiusa in incubatrice perché era nata un po’ troppo piccola, era la mia Lucia. Provavo un senso di smarrimento mentre su Lugano diluviava, quel pomeriggio di quattro anni fa. Mi davo colpe inutili. Guardavo quei piedi piccoli e grinzosi, fotocopie in piccolo dei piedi di Ste, e non vedevo l’ora di coccolarli.

Ed ero stanca. Tanto tanto stanca. Poche vacanze, lavoro fino all’ultimo giorno, e poi il parto, la mancanza di sonno, le poppate, il tiralatte. Ce n’era a sufficienza da far andare fuori di testa chiunque.

E oggi? Oggi sembra un’altra vita. Oggi non sembro neanche io, quello straccio in camicia da notte dell’ospedale che cullava un po’ impacciata una bimba di 2 kg.

Oggi c’è una quattrenne vestita da principessa delle fate che soffia le candele con la corona d’oro sulla testa.

Che fa disegni bellissimi e finalmente non solo comprensibili, ma anche belli. Il vestito giallo di Belle, i petali rosa della rosa magica, il pelo marrone della Bestia.

Che ci aiuta a fare la pasta in casa e la torta alle mele.

Che adora cantare e impara le canzoni che piacevano a me quando ero piccola: la colonna sonora dell’estate è stato un mix di Edoardo Bennato, Tiger Man e Lady Oscar.

Che è distratta e pigra e testarda, ma non necessariamente devono essere dei difetti: la mia Lucia è fatta così, ha sempre la testa altrove e il naso puntato al cielo, adora la resistenza passiva, si rifugia in mondi che ama costruirsi intorno e a volte ci si perde per intere mezzore.

Una quattrenne che ha voluto comprare le decorazioni in pasta di zucchero da applicare sulla torta del pasticcere, perché non era abbastanza rosa e coccolosa di suo ma aveva bisogno di almeno una dozzina di fiori e cuoricini colorati.

Che mi prende la faccia tra le mani e mi dice che mi ama, e che la mia pelle profuma di buono.

Che impara ogni giorno ad affrontare la vita senza timori né pregiudizi, ad amare il prossimo e a sorridere sempre.

Insomma, quattro anni fa la mia vita di prima se ne è andata per non tornarsene mai più, e sono ogni giorno più contenta che sia successo.

Buon compleanno, mia splendida Lucia.

 

 

PS: E il giorno del compleanno di Lucia, all’inizio di un nuovo lavoro, mi sono chiusa il dito nel portellone di una cella frigorifera. Il male, oh, il male che ha fatto. Il sangue che ho versato. Le visite al Pronto Soccorso, dal dottore, ancora al Pronto Soccorso. Gli improperi che non ho lanciato contro le bende, il disinfettante, me stessa nella mia stupidità. Oggi, dopo quasi una settimana, iniziamo a vedere dei miglioramenti seri. Una settimana con il dito bendato, il dito che usi di più della mano che usi di più, è una grande rottura di scatole. Ma ce la sto facendo.

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