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L’inaugurazione del LAC

Quando mi sono trasferita a Lugano nel 2008, il lungolago era diviso a metà da un immenso cantiere. Ogni giorno passavo sotto le impalcature e spesso leggevamo di polemiche, ritardi, rimbrotti politici di vario tipo che stavano portando ritardi nella realizzazione del “polo cultura” che sarebbe arrivato.

Col tempo ci siamo abituati al fatto che “prima o poi” il centro culturale sarebbe arrivato.

Quel prima o poi è durato fino a ieri.

Emozionati a vederlo nascere pezzo dopo pezzo, ogni giorno in cui ci passavamo davanti. Abbiamo sofferto insieme al resto della città i disagi per la sua costruzione, il cantiere infinito, i pezzi che venivano man mano scoperti, le polemiche e le aspettative che si alternavano.

E finalmente ieri, il taglio del nastro.

Passavamo quasi per caso, uno dei rari weekend in cui siamo rimasti in città, ma abbiamo deciso di fare un salto a vedere cosa c’era dentro.

 

L’architettura moderna incastrata alla perfezione con la vecchia facciata. La piccola festa a tema Alice nel Paese delle Meraviglie, molto affascinante e molto surreale, che ha conquistato subito Lucia (insieme al gigantesco lecca lecca e alla giostra vintage). L’auditorium che profuma di legno nuovo e di mille possibilità. L’angolo del caffé, e anche qui nonostante il nome di Gabbani il caffé è sottoestratto e annacquato e stomachevole, ma riuscirò mai a bere un caffé a Lugano che sia buono come quello in Italia?

Ma soprattutto, il programma. Musica, concerti, eventi, mostre. Guardiamo e riguardiamo i libretti che abbiamo preso ieri e iniziamo a spulciare il calendario. Perché al netto della stampa, delle foto sui giornali e dei ricchi premi e cotillion è questo che mi interessa maggiormente, avere una stagione dei concerti nella città in cui vivo. Che non sarà Milano con la Società Del Quartetto e La Scala, ma ci andiamo vicini.

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